Quando una coppia divorzia (A. Slade)

IN BREVE: Dato il numero di divorzi e separazioni è utile, per i genitori, non solo sapere riconoscere segnali di difficoltà emozionale da parte dei propri figli, ma è anche necessario tenere sempre a mente l’importanza per i ragazzi di vivere in un “mondo stabile” e non contraddittorio. I terapeuti devono promuovere la curiosità dei genitori verso i bisogni dei propri figli, affinchè ascoltino e collaborino fra di loro, anche dopo la separazione.


Divorzi – Il Caso di Luke

Come percepiscono un divorzio i bambini? Su cosa si dovrebbero focalizzare i genitori separati o in fase di separazione, nel caso notino nei propri figli difficoltà nel quotidiano?

L’impennata nel numero di divorzi e separazioni tra coniugi sembra, secondo i dati di “Axerta”, aggiornati al 2012, essersi arrestata, ma il numero resta molto elevato. La maggior parte dei divorzi e delle separazioni avviene dopo 16-19 anni di matrimonio, questo vuol dire che più spesso sono gli adolescenti a dover affrontare, insieme ai genitori, questa situazione, ma ciò non toglie che divorzi e separazioni possano coinvolgere figli e genitori di tutte le fasce d’età ed estrazione sociale.

Vediamo, prima di andare oltre, il caso di Luke

CASO CLINICO 7.2  Tambelli — A. Slade [2010]

Ho avuto occasione di lavorare con i genitori di Luke, un bambino di 6 anni. Il loro matrimonio si stava disgregando in modo brutale e, per Luke, era terrificante. Cercavo di fargli capire quanto la loro crescente acrimonia stesse mandando in pezzi l’integrità del figlio, lasciandolo esposto a vissuti e fantasie intense e spaventose. Nel tentativo di evitarsi l’un l’altro, entrambi i genitori si assentavano per periodi che duravano giorni senza nessun preavviso; questi allontanamenti e ritorni improvvisi e senza spiegazione erano per Luke fonte di un disorientamento totale. Speravo di descrivere in modo sufficientemente articolato e preciso l’esperienza del bambino così da superare la barriera del loro odio reciproco e da mobilitare la loro preoccupazione.

Per fargli capire l’importanza di creare per Luke un mondo prevedibile e organizzato e fargli sapere quanto fosse per lui intollerabile la loro ostilità manifesta, usai una metafora vivida ed emotivamente carica, che speravo facesse loro percepire il dolore del bambino di fronte all’incertezza, alla rabbia e al caos che regnava nella sua vita. […] Parlai di un’intervista che avevo visto in TV in cui un pompiere raccontava di quando cercava di recuperare l’orientamento nei momenti immediatamente successivi al crollo delle Torri Gemelle. Cercava disperatamente di liberare un piccolo gruppo di vigili del fuoco sepolti sotto le macerie. Era in contatto radiofonico con gli uomini intrappolati per cercare di localizzarli; voleva avere dei riferimenti ambientali su cui orientarsi e il compagno intrappolato gli rispose per radio: «Siamo proprio all’angolo tra la West Street e la Franklin. Proprio lì, in quell’angolo». Il vigile del fuoco piangeva nel raccontare la storia: «Sapevo bene dove erano prima la West e la Franklin. Purtroppo, lì non c’erano più. Erano scomparse». I punti di riferimento che avrebbero potuto guidarlo in quella situazione disperata erano stati completamente disintegrati.

«Per Luke, la situazione è la stessa», dissi. «Tutto ciò che conosceva non c’è più. Siete voi che dovete dargli i punti di ancoraggio, voi che dovete ricreare un nuovo ordine tirandolo fuori da un universo che per lui è esploso completamente in mille pezzi». Speravo di evocare in loro il desiderio di prendersi cura di lui e di proteggerlo.


I Genitori

E’ chiaro come i genitori dovrebbero cercare di mantenere aspetti di stabilità nella loro vita e quella del bambino, così che le sue capacità, presenti e future, di resilienza (o “strutturazione dell’io”) non si dissolvano e possa procedere verso uno sviluppo sano.

E’ importante che, persa la coniugalità, rimanga la co-genitorialità, ovvero la collaborazione tra i genitori, che educano il figlio andando nella stessa direzione, aiutandosi a vicenda e comunicando, per portare avanti un’obiettivo comune: la felicità del bambino, aiutare a costruirsi un futuro.

I Terapeuti

Per fare questo, in un setting terapeutico è essenziale che chi si occupa della famiglia aiuti i genitori a “leggere” gli stati mentali del bambino, quali sono le sue emozioni, che cosa esso stia provando.

Creare uno spazio in cui il genitore possa sentirsi accolto e al sicuro nella mente nella mente del terapeuta è il primo passo per stabilire una solida alleanza terapeutica.

Per Slade è essenziale mostrare al genitore cosa vuol dire  impegnarsi in prima persona a penetrare l’opacità e la complessità dell’esperienza del bambino, facendosi molte domande su di essa, scherzandoci sopra, cercando le metafore giuste per sensibilizzare il genitore rispetto al figlio.

Per A. Slade il terapeuta deve riattivare il sistema di Attaccamento e per fare ciò deve promuovere la curiosità dei genitori per i propri figli. Per spiegarsi ancor meglio cita Sally Provence, un’analista dei bambini che a una madre che non sapeva come reagire a un comportamento apparentemente incomprensibile del figlio diceva: «Non fare subito una cosa qualsiasi. Stai lì, ferma e presta attenzione. Il bambino sta cercando di dirti qualcosa».

Il processo che porta i genitori ad essere curiosi è lento e spesso emerge con improvvisa meraviglia, ma l’intuizione raggiunta porta il genitore dritto alla comprensione del vissuto del figlio.

Conlcudendo

La curiosità e l’ascolto dei propri figli, media la comprensione dei loro bisogni (emotivi), questo è il primo fondamentale passo da compiere in caso si notino difficoltà nel quotidiano dei propri ragazzi o ragazze; tutto questo conduce naturalmente i genitori ad impegnarsi in modo reale per farli stare meglio, sempre ricordandosi di tenere a mente i principi di “stabilità” e “cooperazione tra genitori”, fondamentali per la salute emotiva dei bambini.


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Riferimenti:

Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all’Alma Mater di Bologna.