Adolescenti iperconnessi. Like addiction e le nuove patologie

Rivisitazione dell’Articolo originale diAdolescenza.it

I dati sono stati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza: Il campione è composto da oltre 8.000 adolescenti di circa 18 regioni italiane, di età compresa tra gli 11 e i 19 anni.



Smartphone e internet: qual è l’impatto nella vita dei ragazzi?

Quasi la totalità dei ragazzi intervistati, dai 14 ai 19 anni, possiede uno smartphone personale a partire dai 10 anni d’età. Più i ragazzi sono piccoli, più hanno avuto precocemente tra le mani i vari strumenti tecnologici. Il dato rilevante è che oltre 3 adolescenti su 10 hanno avuto modo di utilizzare uno smartphone direttamente nella primissima infanzia, già a partire da 1 anno e mezzo.

Gli adolescenti sono sempre più iperconnessi: la metà di essi dichiara di stare su internet dalle 3 alle 6 ore extrascolastiche, mentre il 10% supera abbondantemente la soglia delle 10 ore. Se calcoliamo che più del 60% lo utilizza anche a scuola durante le lezioni, significa che la maggior parte di loro vive connesso alla rete.

Le ore trascorse davanti ad uno schermo si abbassano leggermente nel campione dagli 11 ai 13 anni, forse perché c’è più controllo da parte dei genitori e l’importanza della rete social non è ancora la più rilevante, infatti il primo profilo social viene aperto intorno ai 12 anni. I social network utilizzati sono i più vari e il fatto di avere una serie di applicazioni social sconosciute ai genitori gli permette di essere meno controllati e più sicuri di poter anche osare, favorendo comportamenti come il sexting, cyberbullismo e diffusione di materiale privato in rete.

Uno dei dati più allarmanti è che il 14% degli adolescenti ha anche un profilo finto, che nessuno conosce o che conoscono solo in pochi, risultando quindi non controllabile dai genitori e nel contempo facile preda della rete del grooming (adescamento di minori online).

Vamping: Le notti insonni degli adolescenti vampiri

Il Vamping, ossia la moda degli adolescenti di trascorrere numerose ore notturne sui social media, sembra diventata una vera e propria abitudine, tanto che 6 adolescenti su 10 dichiarano di rimanere spesso svegli fino all’alba a chattare, parlare e giocare con gli amici o il partner, rispetto ai 4 su 10 nella fascia dei preadolescenti.

La tendenza, invece che accomuna tutti i ragazzi è di tenere a portata di mano il telefono quasi tutto il giorno, notte compresa, fino al 15% che si sveglia quasi tutte le notti per leggere le notifiche e i messaggi che gli arrivano per non essere tagliati fuori, altra patologia emergente legata all’abuso dello smartphone (FOMO – Fear of Missing Out). Questi comportamenti vanno ad influenzare negativamente la qualità e la quantità del sonno, con conseguenze nocive per l’organismo e vanno ad interferire sulle attività quotidiane dei ragazzi, fino a determinare importanti difficoltà di concentrazione e di attenzione che gravano sul rendimento scolastico, favoriscono l’insorgenza di stati ansiosi, intaccando  l’umore e gli impulsi.

Nomofobia: Adolescenti terrorizzati che si possa scaricare il cellulare

La Nomofobia, da No-mobile-phone, è la nuova fobia legata all’eccessiva paura/terrore di rimanere senza telefono o senza connessione ad internet o al 4G: quasi la totalità degli adolescenti hanno paura che si scarichi il cellulare o che non gli prenda quando sono fuori casa (un dato in forte crescita) e tale condizione nel 46% dei casi genera ansia, rabbia e fastidio.

Adolescenti alla continua ricerca di approvazione

L’aspetto che caratterizza gli adolescenti di oggi è il bisogno di apparire ad ogni costo: emblematici sono i selfie (autoscatti) dove si è disposti a tutto pur di ottenere “Mi piace” (Like). È indubbio ormai che le vetrine dei social pennellino il narcisismo degli adolescenti. I ragazzi della fascia 14-19 mediamente ne fanno circa 5 al giorno, con punte massime di 100 (così da trovare la migliore immagine di sè da mostrare), andando a ledere completamente il concetto di privacy e di intimità che ormai si è trasformata in un’intimità condivisa.

Il dato più grave e allarmante è che circa 1 adolescente su 10 fa selfie pericolosi, in cui mette anche a repentaglio la propria vita .


Per circa la metà degli adolescenti intervistati è normale condividere tutto quello che fanno

Questo comprende foto personali e private, mettendo tutto in vetrina, sottoponendolo alla severa valutazione della macchina dei “mi piace” (Like): Tanti like accrescono l’autostima, la popolarità e quindi la sicurezza personale. Ovviamente, vale anche il contrario, ovvero commenti dispregiativi e pochi like condizionano l’umore e l’autostima in negativo.

Tutto ciò fa sì che siano diversi gli adolescenti che si mettono addirittura dieta per apparire meglio e ottenere più like o follower. “Mode”, quindi, in cui il corpo e la magrezza hanno un ruolo centrale, favorendo lo sviluppo di patologie nella sfera alimentare. Le mode più conosciute legate all’ispirazione al magro sono: Thigh Gap (arco tra le gambe), Bikini Bridge (ponte nel costume da bagno sulla pancia) e Belly Button (far girare il braccio dietro la schiena fino a toccarsi l’ombelico).


Oggi, più di 10 anni fa, c’è bisogno di genitori che socializzino i figli all’utilizzo delle tecnologie connesse, perchè i ragazzi non vengano abbandonati, a cavarsela da soli, nel mare digitale, ne esclusi dal mondo dei pari.

C’è bisogno di un’Educazione Online, ovvero “al passo con i tempi”.

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Riferimenti:

Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all’Alma Mater di Bologna.