Educazione Online, tra eccessiva libertà e proibizioni.

c4dxzsmxaae8gew

Questa immagine pubblicata dal Centro Studi Erickson su Twitter mi ha fatto riflettere.

I gentiori hanno bisogno di “linee guida” per socializzare i figli all’utilizzo della tecnologia connessa? Per me la risposta è Sì, oggi ancor più di 10 anni fa.

Sono tantissimi i genitori che nel 2017 non hanno idea di come si usi uno smartphone o un computer; inetti digitali, o webeti per dirla alla Mentana, che, pur utilizzano strumenti tecnologici quotidianamente, si ritrovano spesso spaesati davanti a quello che la tecnologia connessa offre e richiede. Questo, oltre a ricadere sulla vita di tutti i giorno delle persone interessate, ha effetti a cascata sulla vita dei loro figli, che si ritrovano a dover subire la paura, vera e propria, dei propri genitori verso il mondo digitale, venendo esclusi a loro volta da questo mondo o abbandonati e lasciati a cavarsela da soli nel mondo 2.0 .

Personalmente, fin da piccolo nutro una passione per tutto ciò che riguarda Computer e Tecnologia e i miei genitori mi hanno sempre lasciato assoluta libertà nell’utilizzare internet e pc. A 12-13 anni giocavo online 4-5 ore al giorno, iniziavo a crackare i primi giochi, chattavo con chiunque su forum e messenger e a 15 anni ho creato il mio primo forum (traduzioni di Manga giapponesi) e iniziato ad imparare le basi di photoshop.

Ma attenzione: i miei genitori non sono dei geni della tecnologia, nè avanguardisti nel campo dell’educazione, anzi, sono sempre stati tremendamente spaventati riguardo le conseguenze di quella che io chiamerei “la mia passione”, mentre loro la definirebbero “dipendenza”.

Cosa vuol dire quindi “lasciare assoluta libertà”?

I genitori si ritrovano a criticare spesso i propri figli vedendoli spendere così tanto tempo online, pur avendo amici e voti nella media. Pochi, però, provano a sapere  come, con chi e perchè passino giorno li davanti, anzi, non ne vogliono proprio sentir parlare.

La mia sensazione è che il non riuscire a parlare la “lingua digitale” renda i “Grandi” spaventati e disorientati, dei grandi sperduti ed emarginati in un mondo che vedono sempre più crescergli attorno, ma che si sforzano di ignorare.

Educare Online

Educare “Online” per me significa Educare “stando sempre al passo con i tempi”.

È vero, le esperienze come la mia e quella di tanti altri si intrecciano e si influenzano bidirezionalmente con i conflitti che emergono tra genitori e figli durante l’adolescenza, in cui ad attraversare la crisi non sono soltanto i ragazzi, ma anche i genitori.

Resta il fatto che ancora oggi in tantissimi si rifiutano di approcciarsi al mondo digitale.

Tutto ciò, può portare a 2 risultati, che rivediamo nella quotidianità:

  • Liberalismo digitale: I ragazzi vengono lasciati a se stessi, a cavarsela da soli o peggio ad essere istruiti da altri, dalle leggi dell'”oceano” (digitale), che si sostituisce  oggi “all’educazione di strada” e vede come suoi naviganti esploratori, commercianti, ma anche tanti pirati, e non mi riferisco agli Hacker (oddio!), ma agli addescatori seriali, ai manipolatori e agli sfruttatori che si aggirano sul web. La sensazione di impotenza e quindi di paura dei genitori analogici si tramuta in un liberalismo sfrenato, che può certamente promuovere le abilità e la confidenza dei ragazzi nel mondo connesso, ma anche esporli a grandi rischi, rendendoli propensi a cascare ingenuamente in ogni semplice trappola.
  • Proibizionismo digitale: Dall’altro lato della medaglia vediamo come ai ragazzi possono venir imposte regole assurde, limiti che li separano dal mondo reale, che volenti o nolenti oggi è connesso. I genitori, sempre impotenti, sempre governati dalla paura, vietano i cellulari ai figli fino a 16-17 anni, limitano l’uso del pc a ricerche scolastiche o molto intrusivamente supervisionano tutto quello che i figli fanno. In questa prospettiva i ragazzi possono trovare modi alternativi per andare online, ma più spesso restano esclusi dalla comunità di pari, subiscono prese in giro e allo stesso tempo corrono il rischio di diventare degli “Inetti” del mondo 2.0, a loro volta incapaci di utilizzare le tecnologie di stare al passo con gli altri; speranzosi che torni l’idillio del mondo analogico passato, che mai hanno conosciuto e che (forse) mai tornerà.

(Spesso) la soluzione più semplice sia quella giusta.

L’interesse dei genitori per i loro figli dovrebbe naturalmente portarli ad un interessamento maggiore per loro e per quello che è il mondo ceh frequentano.

Conoscere, approcciarsi ed imparare ad utilizzare la tecnologia semplifica la vita dei genitori in primis e li rende più capaci nell’aiutare i figli ad approcciarsi a questo mondo. E tutto questo si rivolge anche agli insegnanti, che come i genitori hanno la funzione di socializzare i bambini alla vita di comunità.

Non dovrebbero, in conclusione, essere i figli ad aiutare i genitori, ma gli adulti ad accompagnare i più piccoli verso la scoperta del mondo, online ed offline, e ad impegnarsi a tutto tondo nel percorso che è l’educazione, cominciando dal prestare più attenzione a ciò che i ragazzi gli comunicano.

Perchè crescere Persone Online, non vuol dire “sempre connesse”, ma sempre al passo con i tempi.


 

Una riflessione di

M. Stievano

Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all’Alma Mater di Bologna.