Essere ascoltati, per poter ascoltare (S. Fraiberg)

IN BREVE: Per Selma Fraiberg il passato traumatico, non ricordato, della madre si presenta metaforcamente sotto forma di fantasmi, che invadono lo spazio tra genitore e bambino e minano il loro  rapporto. Nel caso di Mary, il passato della sig.ra March viene fatto riemergere, attraverso le tecniche del transfert, la ripetizione del passato nel presente e l’interpretazione. La madre potè essere ascoltata e così prese avvio il processo di guarigione, che le permise di ascoltare, a sua volta, i bisogni della figlia.


Essere ascoltati, per poter ascoltare

Secondo Selma Fraiberg gli aspetti di patologia nei bambini non sono costituiti da un lor problema biologico o da una predisposizione naturale, bensì sono frutto dell’interazione con la madre. L’autrice usa la metafore dei “Fantasmi”, che provengono dal passato e infestano la stanza del bambino. I fantasmi sono aspetti del passato non ricordato della madre, che minano la relazione con i figli, distorcendo la visione del genitore di quest’ultima e dei suoi comportamenti.

L’unico modo per liberarsi di questi fantasmi è quello di far riemergere, a livello conscio il passato. Essere ascoltati.


Il caso di Mary

Fraiberg, Adelson e Shapiro, 1975 – trad. it. 1999

Mary aveva 5 mesi e mezzo d’età quando le terapeute la videro per la prima volta. Portava sul proprio corpo le stigmate di un bambino deprivato dalle cure materne.

A sua madre, la sig.ra March, era stata diagnosticata una grave depressione. Era una donna tanto sofferente da poter a stento affrontare i più comuni compiti quotidiani.

La madre sembrò da subito totalmente sorda, insensibile alle richieste della sua bambina, tanto che il caso richiese un’intervento tempestivo e si optò per spostare la terapia a casa della famiglia. Il metodo divenne celebre con il nome di “Psicoterapia in cucina“.

Il metodo utilizzava il transfert, la ripetizione del passato nel presente e l’interpretazione.

Il metodo includeva continue osservazioni dello sviluppo del bambino e interventi, discreti e non didattici, volti ad aiutare la madre a riconoscere i bisogni e i segnali della bambina. Gli occhi e le orecchie della terapeuta erano sintonizzati sulle comunicazioni non verbali del bambino e sulla sostanza delle comunicazioni verbali e non verbali della madre. Il dialogo tra la terapeuta e la madre era centrato sulle preoccupazioni attuali e si spostava avanti e indietro tra il passato e il presente, tra questa madre e la sua bambina e un’altra bambina e la sua famiglia, nel passato della madre.

Mentre la madre raccontava la propria storia Mary, la nostra seconda paziente, stava seduta appoggiata allo schienale del divano, o distesa su una coperta, e il volto triste e distaccato della madre si rispecchiava nel volto triste e distaccato della figlia. Era una stanza affollata da fantasmi (rappresentanti il passato della madre).

La storia di abbandono e trascuratezza della madre veniva ora psicologicamente fatta rivivere con la propria bambina.

Mentre la storia della sig.ra March si muoveva avanti e indietro tra la sua bambina -«Non posso amare Mary» – e la propria infanzia – «Nessuno mi voleva» – la terapeuta apredei sentieri all’espressione dei sentimenti. La sig.ra Adelson ascoltava e traduceva in parole i sentimenti della sig.ra March bambina.

La terapeuta stava dando alla sig.ra March il permesso di sentire e di ricordare i propri sentimenti. Doveva forse essere stata la prima volta per la sig.ra March che qualcuno le dava questo permesso. E, lentamente, come potevamo aspettarci – ma solo dopo poche sedute – iniziarono ad emergere il dolore, le lacrime e l’angoscia inesprimibile per se stessa, bambina rifiutata. Alla fine fu un sollievo riuscire a piangere, una consolazione sentire di essere capita dalla propria terapeuta. E ora, ogni seduta, la sig.ra Adelson assisteva al verificarsi di qualcosa di veramente incredibile tra madre e figlia.

Ora, appena la sig.ra March cominciò a ottenere il permesso di ricordare i propri sentimenti, di piangere, e di sentire il conforto e la simpatia della sig.ra Adelson, la madre, a sua volta, iniziò a sentire, fisicamente ed emotivamente, la sua bambina.

Concludendo

Venendo ascoltata, la madre potè iniziare ad ascoltare.

Quello che era stato ottenuto nel corso dei primi quattro mesi di lavoro non era ancora una cura della malattia della madre, ma una forma di controllo sul disturbo, in cui la patologia che era giunta ad abbracciare la neonata era stata ora in gran parte allontanata; gli elementi conflittuali della nevrosi della madre venivano ora riconosciuti dalla madre così come da noi come «appartenenti al passato» e «non a Mary». Il legame tra la madre e la bambina era emerso. E la bambina stessa stava rafforzando questi legami: A ogni gesto d’affetto della madre ricambiava con generose risposte d’amore. Era forse la prima volta che la sig.ra March sentiva di essere adorata da qualcuno.

Tutto questo costituisce ciò che potremmo chiamare «la fase di emergenza del trattamento».

Ci è voluto un anno intero a partire da questo punto per dare qualche soluzione ai gravi conflitti interni della sig.ra March, e che in questo anno sono emersi diversi problemi nella relazione madre- bambino. Mary era però fuori pericolo, e anche i conflitti della bambina nel corso del secondo anno di vita non erano né eccezionali né patologici.

Una volta formato il legame, quasi tutto il resto poteva risolversi.

 



Per maggior approfondimenti,


Riferimenti:

  • Psicologia clinica dell’età evolutiva, Renata Tambelli, Il Mulino, 2012
  • Fraiberg Selma, Adelso, Edna and Shapiro Vivian. “Ghosts in the Nursery: A Psychoanalytic. Approach to the Problems of Impaired Infant-Mother, 1975 – trad. it. 1999

 



Il caso in versione integrale,

dal libro “Psicologia clinica dell’età evolutiva” di Renata Tambelli. Fonte: Fraiberg, Adelson e Shapiro, 1975 – trad. it. 1999


Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all’Alma Mater di Bologna.