Demolition. Distruzione del lutto – Un’analisi psicologica.

Davis Mitchell è un investitore di successo, ha una bellissima e giovane moglie e vive in una casa da favola. Una realtà che si rivelerà presto non così solida come sembrava.

[SPOILER DOPO IL TRAILER]

Quando riceve la notizia della morte della moglie la vita di Davis si ferma un attimo, come colpito dalla scarica di un defibrillatore. Tutto si ferma, apnea, gli occhi si spalancano e il cuore ricomincia a battere.

Una morte, che ridà la vita

Il tutto comincia guidato da una frase “Riparare un cuore è come riparare un’automobile: devi smontare pezzo per pezzo per esaminarla e poi rimettere tutto a posto”.

Il protagonista, così, mosso da un particolare modo di elaborare il lutto, inizia a smontare gli oggetti: il frigor di casa che non funziona, una macchina del caffè e poi ancora lampade, porte, e via dicendo.

[DA QUI IN POI CITO, RIASSUMENDO, UN ARTICOLO DI  psychiatryonline.it CHE HO TROVATO COMPLETO E CULTURALMENTE RICCO: “Ogni elaborazione del lutto comporta ciò che Freud definiva “ipercarica emozionale sui dettagli”: l’esperienza dell’oggetto perduto viene disintegrata in numerosi frammenti su ciascuno dei quali, man mano che esso emerge dalla memoria involontaria, viene attuato il doloroso distacco dell’investimento affettivo.

È come se la separazione dalla persona che non c’è più avvenisse un poco alla volta (un “pezzetto” alla volta) in un processo di una certa durata; e, ogni volta che un particolare emerge alla coscienza, è come se si riscoprisse ex novo la perdita. Alla fine di questo “lavoro” la separazione dall’oggetto perduto è completata e l’investimento affettivo è di nuovo disponibile per altri rapporti.

In David, questo processo assume carattere anomalo: si ha una “reificazione della metafora” (“pensiero-azione” secondo Kohut, “ricorso all’atto” secondo Bessoles), ossia l’operazione non avviene in modo simbolico, nella mente, ma viene attuata materialmente nel mondo esterno; un atto concreto prende il posto di un’operazione mentale: David, materialmente, smonta tutto. […]

La brutale irruzione della morte nella sua esistenza gli ha fatto crollare l’illusione che la vita sia solo una questione di tassi d’interesse e quotazioni in borsa; illusione che, finora, lo aveva completamente assorbito allontanandolo da quelli che potevano essere i suoi autentici affetti: l’amore per la sua donna, il desiderio di avere figli da lei, la capacità di provare un autentico dolore.

A questo punto, il protagonista (sempre sostituendo gli atti ai processi mentali) passa dalla decostruzione alla demolizione: l’intento non è più quello del lavoro del lutto, ossia distaccare il proprio investimento affettivo da ciascun elemento isolato, e neppure smontare il mondo pezzo per pezzo per poter riassemblare i frammenti in un ordine nuovo (come fa il delirante), ma distruggere completamente un mondo divenuto invivibile.

Tra le bizzarrie di David, c’è la sua reazione ad un banale incidente […] con un distributore automatico: egli inoltra una lettera di reclamo all’azienda che gestisce i distributori, messaggio in cui sente il bisogno di presentarsi, di parlare di se stesso, della sua esperienza, di confidare i suoi più intimi pensieri; e continua a farlo in numerose lettere successive. C’è, qui, la regressione tipica di chi ha perso (o non ha mai nutrito) la speranza di trovare un rapporto autentico in cui sia possibile confidarsi e condividere i propri dispiaceri: i messaggi di richiesta d’aiuto e comprensione vengono come “lanciati al vento”, affidati all’eventualità che qualcuno li raccolga, come i vagiti di un neonato abbandonato.

A David manca un “luogo psichico” in cui operare il lavoro del lutto, [in cui far tornare a sbocciare quella vita emozionale interiore atrofizzata dal suo lavoro e dalla sua vita precedente] che troverà nello spazio mentale di Karen. Grazie a lei i frammenti della vita soggettiva del protagonista si ricompongono, ed egli trova, in se stesso, autentici sentimenti di riconoscenza e la capacità di ripagarla assumendo un ruolo paterno positivo con il figlio di lei.”


Un’analisi molto colta e ben fatta da parte di Psychiatry Online, che ho apprezzato moltissimo, come ho apprezzato la complessità e l’orgoglio con cui è stato girato questo film.

Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all’Alma Mater di Bologna.