Pet Therapy: Ultime ricerche riguardo la sua scientificità

Gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) sono una realtà che da diversi anni sta ottenendo molti consensi in Italia e vanno ad indicare quei progetti, con finalità riabilitative, educative o semplicemente ludiche, che vengono messi in atto tramite l’aiuto degli animali in favore di persone affette da disturbi della sfera fisica, neuromotoria, mentale e psichica, dipendenti da qualsiasi causa.

L’interesse da parte mia per questo argomento nasce dal percorso che ho intrapreso, circa due anni fa, presso il centro di riabilitazione Luce sul Mare Onlus (RN). Entrando a far parte dell’equipe multidisciplinare che si occupa di Interventi Assistiti con gli Animali, Pet Therapy appunto.

 

Che cosa sono gli Interventi Assistiti con gli Animali?

BASI STORICHE DELLA PET THERAPY

La storia degli animali come mediatori di salute parte da lontano. Già Ippocrate di Kos nel quarto secolo a.C. consigliava l’equitazione come rimedio per l’insonnia, per rigenerare la salute e per preservare il corpo umano da varie infermità. Tra il 1500 e il 1700 iniziarono ad emergere numerose testimonianze di medici, tra cui Mercuriale (1530-1606), Giorgio E. Stahl (1660-1734) e J. C. Tissot (1747-1826), di come l’esercizio fisico a cavallo potesse prevenire vari disturbi, sia fisici che mentali.[http://www.cnranire.com/]. Al nono secolo, invece, risale il primo resoconto riguardo l’uso terapeutico degli animali: in Belgio, nella città di Gheel, alle persone con disabilità veniva affidata la cura di animali da fattoria, come parte integrante delle loro attività giornaliere e del loro percorso riabilitativo [Reynolds, Alison, 2012]. Tra il 1955 e il 1965, le riflessioni sul possibile inserimento degli animali nei percorsi di cura ricominciarono a fiorire, anni in cui in ambito accademico emersero le prime ipotesi riguardo al ruolo che un animale domestico poteva assumere nella cura psicoterapeutica [Levinson, 1965].

Il termine “Pet therapy”.

Si ritiene che il primo ad aver utilizzato il termine Pet Therapy sia stato lo psichiatra infantile Boris M. Levinson, che nel 1965 riportò in un articolo alcune sue esperienze e riflessioni riguardo un nuovo metodo terapeutico, in cui venivano coinvolti gli animali domestici nella cura di bambini con disturbi del comportamento. Come l’autore sottolinea, però, egli non è stato il primo a collegare gli animali alla psicoterapia, già K. Jones, nel 1955, sperava che tramite la relazione con un animale, alcuni dei suoi pazienti potessero acquisire autocontrollo e che essi potessero risvegliare in loro emozioni pro-sociali e di affetto [Levinson, 1965].

Levinson sosteneva che se si fosse iniziato a considerare i disturbi del comportamento come risposte maladattive alla vita quotidiana (e non come una vera e propria malattia) l’utilizzo degli animali nella terapia sarebbe stato perfettamente logico, poiché essi sarebbero andati a riorganizzare il “modo di vivere” dei bambini con questo tipo di disturbo [Ibidem].

Far interagire i bambini con degli animali, invece che con dei giochi, secondo l’autore rivelerebbe molto di più sulla loro personalità e sul loro modo di approcciarsi alla vita quotidiana, agendo come valvola di sfogo per le emozioni.

Già all’epoca, Levinson, riteneva che, con il progresso scientifico, la Pet Therapy sarebbe potuta diventare uno strumento per raggiungere quel qualcosa di sfuggente che promuove la guarigione emotiva degli individui [Levinson, 1965].

Le evidenze scientifiche

Dal 1990 in avanti, gli studi sugli effetti benefici che gli animali potevano avere sui loro padroni si sono moltiplicati esponenzialmente, andando a porre le basi di quelli che oggi chiamiamo Interventi Assistiti con gli Animali (“Animal-Assisted Therapy”) .

Molti studi sulla validità degli Interventi Assistiti vennero condotti su persone anziane, residenti in case di riposo. Bank e coll. nel 2002, misero in evidenza come, in passato, la maggioranza delle pubblicazioni affermavano la validità degli IAA basandosi su aneddoti e osservazioni e non tramite un metodo scientifico. I ricercatori si proposero, così, di verificare in che misura gli IAA potessero effettivamente portare benefici ad anziani che alloggiavano in Case-residenza, riuscendo a dimostrare, alla fine del progetto, come gli Interventi Assistiti fossero in grado di ridurre significativamente il senso di solitudine provato dalle persone della terza età che desideravano possedere un cane [Bank M.R. et al., 2002]. La procedura d’intervento durò 6 settimane; nei giorni in cui si svolgeva la Pet Therapy veniva fatto entrare un cane, accompagnato da un ricercatore o dal proprietario stesso, nella stanza di un ospite di una casa-residenza per anziani e le persone svolgevano le attività sempre da sole, mentre i rapporti con l’accompagnatore del cane erano ridotti al minimo; il cane rimaneva per l’intera seduta al guinzaglio e la persona poteva interagire con esso in qualsiasi modo, accarezzandolo, abbracciandolo, pettinandolo, parlandoci, passeggiando con lui e giocandoci. Gli autori dello studio cercarono in questo modo di mettere a punto situazioni operative controllate e ripetibili, e misero in luce la necessità di un protocollo d’intervento chiaro, la cui efficacia potesse essere studiata e migliorata. [Bank M.R. et al., 2002].

Oltre a modificare il senso di solitudine, la compagnia di un cane influenza il comportamento e le abitudini delle persone.

Questo dato si è reso evidente in anziani con il morbo di Alzheimer [Kanamori etal., 2001]: I disturbi del comportamento sono comuni nella malattia di Alzheimer (AD) ed è interessante notare come nel 2002 si sia dimostrato, non solo che la momentanea compagnia di un animale calma l’agitazione degli individui con AD, ma anche come la prolungata esposizione ad un animale domestico può diminuire significativamente e in modo costante i disturbi del comportamento per tutto il periodo di residenza; queste ricerche supportano l’efficacia dell’utilizzo degli animali come mediatori di benessere e l’utilità degli IAA nel lungo periodo [McCabe B.W., 2002].

Ricerche recenti.

Negli ultimi anni, gli effetti benefici degli Interventi Assistiti con gli Animali sono stati indagati in relazione ai campi di ricerca più disparati – autismo, ritardo mentale, disturbi neurologici, disturbi psichiatrici, neoplasie, insufficienza cardiaca cronica – tutti ambiti in cui si è provato ad inserire gli animali, in modi diversi, all’interno delle terapie tradizionali o in contemporanea ad esse e in cui sono state svolte innumerevoli ricerche.

LaFrance C. e coll., ad esempio, hanno notato come la presenza di un cane all’interno del setting riabilitativo di un paziente afasico stimolava in lui sia la comunicazione verbale che quella non verbale [LaFrance C. et al., 2007], mentre Johnson ha rilevato come pazienti malati di cancro che ricevono visite da un animale domestico reputano la loro salute migliorata, dopo quattro settimane di IAA, e ipotizzando che la visita del cane possa essere utile per alleviare l’ansia dei soggetti, distraendoli dalla malattia e dai trattamenti [Johnson R.A. et al., 2008]. Anche l’interazione tra cani e bambini autistici è stata documentata e Berry A., in un articolo del 2013, riassume sei studi che seguono l’inserimento di un cane all’interno di una famiglia di cui fa parte un bambino con tale problematica, evidenziandone caratteristiche positive e limiti [Berry A. et al., 2013].

Tutt’ora, però, pur avendo evidenze chiare dei benefici dovuti all’interazione tra uomo e animale, non esiste un metodo unico e validato per portare avanti un progetto di Pet Therapy; mancano dei dati scientifici chiari che aiutino a definire la procedura più appropriata per affrontare i vari problemi di salute [Cirulli F., 2011].

Una revisione sistematica di letteratura, pubblicata recentemente, ha preso in considerazione tutti gli studi clinici controllati randomizzati (RCT) che hanno esaminato i benefici psico-sociali apportati dagli IAA.

Gli autori dello studio hanno visionato migliaia di articoli, ma solo otto sono rientrati nei criteri sopra elencati. Gli articoli investigavano gli effetti degli IAA in soggetti con problematiche diverse, tra cui schizofrenia, depressione, ansia e cancro e gli autori hanno classificato questi interventi basandosi sul tipo di animale usato per la terapia. Solo due studi, portati avanti con l’aiuto del cane, hanno saputo fornire prove chiare riguardo i benefici apportati dagli IAA su persone con gravi disturbi psicologici: Chu e colleghi (2009) hanno indagato gli effetti delle attività assistite dagli animali sull’autostima e su diversi altri aspetti psico-fisiologici in pazienti schizofrenici, dimostrando come si possano ridurre i sintomi positivi e negativi tramite questi interventi, mentre, ancora più degno di nota, lo studio di Villalta-Gil e colleghi (2009) mette in rilievo prove entusiasmanti a favore della riduzione di sintomi negativi cronici in pazienti schizofrenici tramite l’inclusione del cane all’interno del percorso terapeutico classico.

Si è scoperto anche che gli interventi assistiti da animali da fattoria possono essere benefici per individui affetti da depressione e altre forme di disturbi psichiatrici.

Per quanto riguarda la Riabilitazione Equestre, sono stati raggiunti risultati significativi con bambini autistici, la quale sembra avere effetti benefici sulla reattività sociale. Questo studio ha messo, però, in evidenza come ci sia ancora l’estrema necessità di RCT ben progettati, con un campione ampio, in grado di esplorare i benefici psico-sociali degli IAA e restituire risultati significativi. In modo particolare, è stata rilevata, in quasi tutti gli studi, la mancanza di studi follow-up capaci di verificare la durata nel tempo degli effetti benefici degli IAA. Infine, sarà necessario, in futuro, acquisire anche una terminologia comune, per facilitare la trasmissione precisa delle conoscenze [Maujean et al., 2014].

Malgrado i numerosi studi a riguardo la situazione di ricerca, come quella della standardizzazione della messa in atto di attività è in stato “work in progress”.

 

In Italia siamo all’avanguardia in questo campo: a Luglio del 2015, infatti, sono state approvate le Linee Guida in materia di interventi assistiti con gli animali (IAA). l’Italia contraddistingue quale primo Paese al mondo ad avere stabilito una norma di riferimento nel contesto della mediazione uomo-animale.

I documenti approvati stabiliscono regole omogenee sul territorio nazionale, definiscono gli standard di qualità per la corretta applicazione degli IAA e obbligano le organizzazioni alla pubblicazione annuale di dati riguardanti metodiche e risultati. Hanno inoltre lo scopo di armonizzare tali metodiche, garantire la tutela sia delle persone che degli animali coinvolti e favorirne la corretta interrelazione.

Testo completo delle Linee Guida Nazionali ]

 

di M. Stievano

Organizzazioni che promuovono la Pet Therapy

Dagli anni ‘70 sono sorte (e sorgono tutt’ora) sempre più organizzazioni che mirano a promuovere le attività e la ricerca in questo ambito: nel mondo, la prima istituzione ad occuparsi di Pet Therapy è stata la Delta Foundation (che nel 2012 ha cambiato nome in Pet Partners) i cui fondatori si prefissarono, nel 1977, di studiare e promuovere l’interazione positiva fra uomo e animale, raccogliendo dati scientifici, organizzando selezioni di cani e formando operatori del settore [https://www.petpartners.org/].

A Pet Partners si rifanno molte altre società, tra cui alcune italiane, come la AIUCA, nata nel 1990 e diventata in poco tempo molto importante nella messa in atto di Interventi Assistiti in Italia [http://www.aiuca.eu/]. AIUCA, come Pet Partners (USA), AFIRAC (Francia), SCAS (UK) e molte altre società, fa parte di I.A.H.A.I.O., nata nel 1992 dall’associazione dalle più importanti organizzazioni a favore della Pet Therapy, proponendosi di fornire un linguaggio internazionale alle Pet Therapy e di divulgare i progressi scientifici che riguardano questo campo di attività [http://www.iahaio.org/].

Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all’Alma Mater di Bologna.