I Social Network: Sfide digitali per la Psicoanalisi

Online Social Networking

Il volto digitale della Psicoanalisi Relazionale

Riassunto e interpretazione del contributo di Aaron Balick in “Depth Psychology and the Digital Age di Bonnie Bright”.


Un semplice Like, per essere Riconosciuti.

Il processo di riconoscimento inizia fin dalla nascita nell’interazione madre-bambino, ed è uno degli elementi più importanti per lo sviluppo emotivo e mentale della persona.
Essere riconosciuti significa potersi vedere e poter vedere gli altri. Il soggetto assume la capacità di riconoscere ed accettare la diversità, di vedere gli altri come soggetti dotati di una personalità unica. Essere riconosciuti implica allo stesso tempo il riconoscere, poichè questa attività può essere messa in atto solo in modo bidirezionale

Aaron Balick vede le interazioni online come il frutto di una ricetta perfetta, altamente efficace, creata prima di tutto sulla base della nostra Motivazione a metterci in relazione, sulla quale poggiano un’abbondanza di Semplicità, Comodità e un sacco di Distrazioni e facili Soddisfazioni. Mixiamo poi il tutto con un estratto di Voyerismo ed Esibizionismo ed il gioco è fatto.

Ma è così semplice Riconoscere, tramite un bottone online? E inoltre, quali potrebbero essere le conseguenze del placare la nostra sete di entrare in relazione con l’altro in questo modo?

Cercare ed essere cercati online

L’autore racconta di un paziente il quale, avendo cercato informazioni su di lui su Google, ha fatto sì che tutta la dinamica dell’intervento prendesse una piega insolita. L’evento ha cambiato la visione di Balick sul mondo online e lo ha portato a riflettere su quelle che chiama “impatti virtuali”, ovvero su come “impatta” su di noi la vita online, e su come oggi il mondo delle relazioni sociali online è strettamente connesso, e dipendende dal nostro essere social.

Scondo l’autore, i social network sono rivolti verso di noi, verso l’esterno, e noi di rimando rivolgiamo il nostro Ego (il nostro Falso Sè) verso di loro. Il Falso Sè, come espone Winnicott, è una parte normale del nostro essere e diventa patologico solo quando si impossessa di noi nella nostra interezza.

Ed ecco qui che accade qualcosa di strano sui Social online: La ricetta perfetta innesca un meccanismo per cui un “like” o un semplice nuovo “follower” diventa un modo facile, veloce, perfetto, per essere riconosciuti, ma a questo punto della riflessione ci si chiede: l’essere riconosciuti espande il nostro pieno essere o solo il nostro Falso Sè?

Citando Jessica Benjamin l’autore scrive: “Riconoscere è affermare, validare, ammettere, conoscere, accettare, capire, empatizzare, tollerare, apprezzare, vedere, identificarsi, familiarizzare.. Amare” – è tutto ciò che un “Like” può arrivare ad offrire. Quanto di tutto ciò è sano per la nostra salute mentale?

Oltre a ciò, online è tanto facile riconoscere l’altro tanto quanto è facile che una persona venga disconosciuta. Una delle possibili conseguenze di quelle che John Suler chiama “Black Hole experiences” in “Psychology of the Digital Age”.

Il ruolo dei professionisti della salute mentale.

Il ruolo dei professionisti della salute mentale nell’approcciarsi a questo mondo online sempre in rapido cambiamento, sfuggevole.

È imperativo che essi riconoscano come la natura dei social online è un fenomeno psicologico che richiede più comprensione e ricerche, per comprendere quanto della crescita psicologica e relazionale dei “Nativi Digitali” e di chi viene dopo di loro è influenzato dalle relazioni online, relazioniche nella loro mente non sono distinte da quelle offline.

Un altro tema da affrontare, inoltre, riguarda il modo il cui i professionisti della salute mentale fanno uso dei social network e le conseguenze che la loro presenza e accessibilità online può avere sulle loro vite e su quelle dei loro pazienti.

Balick delinea la sua visione del mondo online come allo stesso tempo “neutrale” e non. Il mondo online ha un’architettura, è costruito, e questa architettura media le nostre relazioni e ci fa diventare sempre più dipendenti, d’altra parte il nostro “libero arbitrio” ci permette di scegliere come interagire attraverso questa architettura.

La società sta cambiando e questo cambiamento non è nè, citando Kranzberg, “ne buona, nè cattiva, ma neanche neutrale”: Gli psicoterapeuti e il ruolo della psicoterapia non deve evitare il problema “chiudendosi negli studi di consultazione”, bensì affrontarlo.
C’è ancora tanta strada da fare nel connettere a pieno la psicologia dinamica dello sviluppo alle al mondo in cui operiamo e pensiamo sulle dinamiche del modo online.

 

Conclusioni

John Naughton confronta lo sviluppo di Internet (e in particolare il Web 2.0) all’invenzione stampa di Gutenberg, evento che nel corso dei primi venti anni dalla sua invenzione avrebbe sfidato l’autorità della chiesa Cattolica, promosso la riforma protestante, facilitato la nascita della moderna società scientifica e creato nuove classi social, un’impatto sociale che nessuno, all’epoca, si sarebbe mai potuto aspettare.

Secondo Balick anche noi stiamo vivendo primi venti anni di un’invenzione che è destinata a sfidare gli aspetti della vita culturale familiare che non possiamo nemmeno cominciare a capire.
L’autore conclude paragonando Gutember a Freud, il quale a rivoluzionato a sua volta il mondo di pensare del 20esimo secolo.

Può la psicoanalisi, nata più di cento anni fa, confrontarsi con un tema quale la vita online?


Riferimenti:
  • Depth Psychology and the Digital Age, Bonnie Bright, Depth Insights, 2016

Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all’Alma Mater di Bologna.