Le ragioni dell’apprendere – La MOTIVAZIONE

Perchè impariamo? 

Okay è un meccanismo evolutivo quello dell’apprendere, naturale come respirare, ma cos’è che ci spinge ad accrescere le nostre conoscenze, ad andare avanti nella scuola, ad esplorare gattonando?

I meccanismi che ci spingono ad apprendere sono molteplici, innati o appresi a loro volta: in questo articolo si parla di MOTIVAZIONE.

MOTIVAZIONE COME VARIABILE COMPLESSA.

Negli ultimi 30anni la ricerca motivazionale si è notevolmente sviluppata, con l’avvento del cognitivismo che ha messo in discussione l’approccio comportamentista.

La ricerca motivazionale degli ultimi 3 decenni è stata caratterizzata da 3 aspetti fondamentali.

1) RUOLO ATTIVO DELL’INDIVIDUO. La motivazione sorge nel momento in cui l’individuo si pone degli obiettivi, ossia si rappresenta dei risultati che vuole raggiungere o vuole evitare. L’individuo “costruisce” la propria motivazione, che non è dettata da semplici mancanze dell’organismo. La motivazione può essere definita come l’attivazione e la direzione del comportamento.

2) MODALITA’ CON CUI L’INDIVIDUO SI PERCEPISCE. Senso si efficacia, autopercezione di competenza, concetto di sè – Vi è uno stretto rapporto tra la prestazione dell’individuo e l’idea che egli si fa della propria competenza (influenza reciproca). Le aspettative di un individuo sono influenzate dal grado in cui egli si considera competente e dalle sue percezioni della difficoltà del compito.

3) STRUMENTI / AUTOREGOLAZIONE. Strumenti che l’individuo mette in atto (strategie di studio, monitoraggio e autosservazione, regolazione delle emozioni) con cui uno studente pianifica, organizza, controlle  valuta il proprio comportamento rivolto ad uno scopo. L’individuo, motivato, mette in atto un’autoregolazione tale da poter mantenere la motivazione nel tempo. Lo studente si impone uno sforzo di volontà.

LE RAGIONI DELL’APPRENDERE.

Quando parliamo di attivazione del comportamento motivato ci riferiamo alle ragioni/motivi/bisogni psicologici. 
(Teoria degli obiettivi di riuscitaIl termine “obiettivo” (achivement goal) indica una tendenza o orientamento dell’individuo (non un traguardo), un intreccio di convinzioni, attribuzioni e affettività che determina le intenzioni e la messa in atto del comportamento.

DWECK conduce esperimenti su allievi della scuola primaria. Di fronte all’insuccesso alcuni si scoraggiavano altri no, pur avendo lo stesso livello di abilità. Ipotizza che gli Obiettivi (di Riuscita) nell’approcciarsi ad un compito siano di 2 tipi: di padronanza (centrati sul compito) e prestazione (centrati sul giudizio) e l’adozione di uno piuttosto che dell’altro porta ad una diversa percezione degli errori.

ELLIOT Nota anche come l’approccio ad una prestazione può essere spinto da due tipi di intenti, uno positivo: la ricerca di valutazioni positive; l’altro negativo negativo: l’evitamento delle valutazioni negative.

La percezione che lo studente ha della propria competenza è vista da Elliot come un antecedente dell’adozione dell’obiettivo/orientamento positivo o negativo.

Obiettivi di riuscita e struttura di un obiettivo. Gli obiettivi di riuscita non sono tratti di personalità, ma includono una componente situazionale e una personale.

La salienza di un obiettivo e quindi la sua adozione da parte di uno studente sembrano essere particolarmente influenzati dal modo in cui il lavoro viene strutturato in classe.

La struttura di obiettivo è data dai messaggi circa gli obiettivi dominanti in una classe o scuola, che possono influenzare gli obiettivi personali degli individui (autorità e autonomia data agli studenti – come vengono visti gli errori – quali sono le cose importanti per la scuola/insegnanti.

Obiettivi di riuscita e emozioni. Il contesto in cui si esplicano i tentativi di riuscire da origine a una varietà di emozioni. Gli stati affettivi si dividono in umori ed emozioni, di durata maggiore i primi e di durata minore e maggiore intensità i secondi, i quali possono avere valenza positiva o negativa. Modello bidirezionale, Emozioni e obiettivi si influenzano a vicenda.

LA MOTIVAZIONE INTRINSECA ED ESTRINSECA (Teoria dell’Autodeterminazione).

Un comportamento è intrinsecamente motivato dalla nostra soddisfazione, mentre è estrinsecamente motivato se volto al raggiungimento di qualche premio o per evitare una conseguenza negativa.

DECI e RYAN vedono l’essere umano come un organismo attivo tendenzialmente alla ricerca di realizzare le proprie capacità. La teoria postula l’esistenza di tre bisogni psicologici fondamentali, la cui soddisfazione, essenziale al pieno benessere dell’individuo, può essere ostacolata dall’ambiente sociale: bisogni di competenza, autonomia e relazione con gli altri.

La motivazione intrinseca rappresenta un esempio prototipico di attività autodeterminata perchè l’individuo intrinsecamente motivato si impegna in attività liberamente scelte, che esegue con soddisfazione e piacere. Invece, la motivazione estrinseca dipende da risultati contingenti al comportamento che ha attivato e che sono separabili dal comportamento stesso.

Per quanto riguarda la contrapposizione tra motivazione intrinseca ed estrinseca è fondamentale il concetto di interiorizzazione. L’individuo tende ad interiorizzare ciò che prima era solo una forma di regolazione dall’esterno. Lo sviluppo dell’individuo può essere visto in termini di progressiva interiorizzazione in rapporto alla realizzazione del Sè. Tanto più una regolazione esterna viene interiorizzata, tanto più essa diventa parte del Sè integrato e quindi diventa un comportamento autodeterminato. Uno studente motivato esternamente, può con il tempo interiorizzare spostarsi di più verso una motivazione più intrinseca (studio questa materia perchè mi obbligano → Studio perchè è importante).

PER L’INSEGNAMENTO.

Per quando riguarda la scuola, salvaguardare la salute emozionale dei ragazzi che studiano significa motivarli in una direzione in cui interiorizzino gli obiettivi di un corso/materia, si appassionino e il loro apprendere sia guidato dal raggiungimento della soddisfazione di aver imparato, di saper fare qualcosa di nuovo, che ci sia, insomma, un valore insito nell’apprendimento stesso di determinate conoscenze.

ARTICOLI CORRELATI:

  • Meritocrazia, Butera 2006

Riferimenti:

  • Carugati F., Selleri P. (2005). Psicologia dell’educazione, Bologna, Il Mulino

Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all'Alma Mater di Bologna.