BABADOOK ..e lo spaventoso Deficit di Attenzione e Iperattività

IN BREVE: Vi consiglio un film horror molto particolare, non estremamente pauroso, ma ben descritto dal punto di vista psicologico dei protagonisti. Il DDA/I è un disturbo che ha conseguenze spaventose sulla vita di chi ne è affetto e della sua famiglia. Il trattamento d’elite rimane quello biologico, ma sono stati individuati validi programmi di training per i genitori.


 

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BABADOOK

Babadook è un film horror molto particolare uscito nel 2014, che si sviluppa nella realtà di tutti i giorni di una famiglia americana e va a sfociare in una fiaba dark.

Al centro della storia c’è una madre single, perseguitata dal pensiero della morte prematura del marito, e suo figlio, affetto da Disturbo di Disattenzione e Iperattività (DDA/I.)

Un giorno, al momento della storia prima di andare a dormire, trovano una strana fiaba in casa, un libro che non ha un lieto fine… o forse sì.

Babadook non è uno di quegli horror che vi farà stare tutto il tempo con una mano davanti agli occhi, ma di sicuro, da psicologi lo amereste, per la tremenda realtà che emerge dal racconto della vita di Amelia e di suo figlio, Samuel. 

La cosa che fa più paura del film, infatti, è l’immedesimarsi in Amelia come genitori di un figlio con disturbo da deficit di attenzione.

Il comportamento di Samuel è difficile da descrivere a parole, come dice il nome del disturbo Disattenzione, Iperattività e Impulsività sono gli elementi chiave nel comportamento del bambino, che fatica a prendere sonno, costruisce macchinari pericolosi e che sembra mettere a repentaglio la sua vita ogni volta che la mamma distoglie lo sguardo.

A questo si aggiunge l’immagine di Amelia, una madre stanca, sola, con le bollette da pagare, che ancora non ha elaborato il lutto della perdita del marito, non ha nessuno che la capisca o che provi ad aiutarla. Devota in tutto e per tutto a suo figlio e sempre attenta a tenere in considerazione la sua condizione nel rapportarsi con lui, ma allo stesso tempo sempre più stremata e facile da plagiare..

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DDA/I – Deficit di Attenzione e Iperattività

Diagnosi

Come scritto sopra il disturbo si caratterizza per la presenza di sintomi di DISATTENZIONE (il bambino perde dettagli importanti quando lavora, ha difficoltà a prestare attenzione a una cosa per un periodo di tempo sostenuto, non ascolta gli altri, dimentica le istruzioni, è disorganizzato); Sintomi di IPERATTIVITÀ (il bambino non sta mai fermo o si dimentica frequentemente; non è in grado di rimanere seduto quando ci si aspetta che lo faccia; ha difficoltà a rilassarsi; parla eccessivamente) e Sintomi di IMPULSIVITÀ (Spara le risposte prima che le domande siano finite, non riesce ad aspettare il proprio turno, interrompe o infastidisce gli altri).

La diagnosi in questi casi solleva questioni importanti, una fra tutte l'”etichettamento”del bambino potrebbe come “diverso”, “malato”, “bisognoso di cure”, per cui c’è il rischio che il bambino interiorizzi questa immagine di sè.

Trattamento

Molti casi di DDA/I si suppone abbiano origine biologica e per il trattamento farmacologico spesso viene prescritto il Ritalin, simile alle anfetamine, il quale aumenta l’attenzione in tutte le persone che lo assumono, quindi decisamente non specifico.

I sintomi principali del DDA/I sono anche comportamenti frequentamente riscontrati in bambini che soffrono di stress emotivo. È molto importante, quindi, verificare se l’origine del disturbo sia con più probabilità biologica o esperienziale, nel secondo caso è consigliato utilizzare un tipo di terapia diversa da quella farmacologica.

In quest’ottica Barkley ha ideato un programma di training per i genitori. Esso utilizza la prospettiva sistemico-familiare, integrandola con componenti comportamentali e cognitive: i genitori potrebbero avere DDA/I che influisce sulla qualità delle loro cure genitoriali; i bambini potrebbero essere molto difficili da gestire e quindi peggiorare lo stile genitoriale; potrebbero esserci disfunzioni familiari, quali povertà, abuso di alcol o ricoveri per malattie mentali che aggravano il DDA/I

Quando i genitori fanno una richiesta, ad esempio, vengono istruiti a stabilire un contatto oculare con il bambino, dargli un ordine semplice e farselo ripetere, e quindi LODARE il bambino. Quando la lode non basta i genitori vengono istruiti ad usare un SISTEMA A PUNTEGGIO per promuovere i comportamenti desiderati e di un sistema di “STOP di tutte le attività” per ridurre i comportamenti indesiderati. I genitori vengono aiutati a correggere le proprie convinioni problematiche e a riconoscere che il mantenimento del controllo genitoriale è una responsabilità costruttiva nel migliore interesse dei loro figli. 

Concludendo

Il DDA/I è un disturbo sempre più diagnosticato, anche in Italia, tra coloro che temono siano state le industrie farmaceutiche a patologizzare certi comportamenti normali per i bambini, per vendere i loro prodotti ed altri che sostengono un tempo fosse un disturbo decisamente sotto-diagnosticato.

 

di M. Stievano

 

Riferimenti:

  • Psicologia clinica, Hansell Damour, 2008

Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all'Alma Mater di Bologna.