Ambiente Individuale interno – Una scoperta che va oltre il Comportamentismo.

Il comportamentismo è una teoria classica che interpreta lo sviluppo cognitivo umano in termini di associazioni stimolo-risposta. Ha avuto il merito di considerare la cognizione come una particolare classe di comportamenti complessi, sottoposti al medesimo controllo ambientale al quale soggiacciono tutti gli altri comportamenti – pertanto, anche lo studio dell’apprendimento cognitivo poteva essere realizzato all’interno di situazioni sperimentali.

L’approccio prevedeva di valutare solo i comportamenti osservabili, senza fare inferenze, ma i limiti di ciò emersero velocemente: apparve presto, infatti, come la relazione tra lo stimolo e la risposta sia complicata e non possa prescindere da variabili intermedie.

La percezione non è spiegabile sulla base dei dati sensoriali elementari e la scomposizione analitica dell’esperienza è fuorviante. Le totalità percettive sono più dell’insieme della parti da cui risultano composte.

Tra gli studi più importanti per dimostrare questi assunto c’è quello di Kohler, riguardo l’intelligenza sensomotoria degli scimpanzè.

Egli osservo il comportamento degli scimpanzé sottoposti ad alcuni tipi di problemi cognitivi. In uno di questi l’animale posto in una gabbia poteva raggiungere una banana solo servendosi di un bastone o di qualche altro oggetto che consentisse di avvicinare a se’ il cibo desiderato.
Allo scimpanzé venivano forniti due bastoni, entrambi di lunghezza inferiore a quella necessaria per raggiungere il cibo. lnizialmente lo scimpanzé non trovava la soluzione al compito fino a quando, giocando, non scopriva casualmente che i due bastoni potevano essere uniti. A quel punto, improvvisamente, usava il bastone allungato per raggiungere la banana al di fuori della gabbia.
Kohler concluse che il comportamenti, dello scimpanzé non poteva essere descritto nei termini di tentativi per prove ed errori, ma piuttosto sembrava essere il risultato di un apprendimento per intuizione, che l’autore chiamò apprendimento per «insight» o per ristrutturazione del campo percettivo.

Ciò dimostra che si va oltre ad un ambiente esterno – che esiste un Ambiente Interno Individuale, che modula il nostro comportamento e la nostra intuizione.

Il sistema cognitivo può staccarsi, non avvalersi delle informazioni dell’ambiente ed elaborare un comportamento sulla base di ricordi e valutazioni interne soggettive.

All’interno di questa prospettiva si possono collocare anche gli studi di Vygotskij, il quale riteneva che nel corso dell’ontogensi l’uomo ha trasformato le proprie funzioni psichiche elementari in funzioni psichiche superiori, grazie al controllo che può esercitare su di esse attraverso l’uso di strumenti che funziono da mediatori interni, come per esempio le strategie di memoria o i numeri e i simboli matematici.

A questi si aggiungono anche gli studi di Bandura sull’apprendimento osservativo, il quale implica la messa in atto di processi psichici quali attenzione, memoria e pianificazione motoria.

In un altro celebre esperimento Kendler e Kendler (‘75) addestrarono alcuni animali e tre gruppi di soggetti di diverse età (studenti universitari, bambini di età scolare, bambini di età prescolare) ad apprendere a emettere determinate risposte solo in presenza di alcuni stimoli. Terminata questa fase, venivano proposte due nuove situazioni problema, una chiamata “cambiamento per inversione” e l’altra “cambiamento extradimensionale”: in entrambe le situazioni problema gli stimoli presentati erano gli stessi della fase di addestramento, ma cambiavano le contingenze di rinforzo – L’obiettivo era quello di verificare quanto tempo impiegava il soggetto ad apprendere le nuove contingenze

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  1. es. I soggetti venivano rinforzati solo se emettevano una risposta in presenza di uno dei quadrati indicati con un + nella figura.

In linea con le teorie dell’apprendimento classico i Kendler prevedevano che tutti i soggetti, indipendentemente dall’età, avrebbero impiegato meno tempo ad apprendere le nuove contingenze nel caso del cambiamento extradimensionale piuttosto che in quello per inversione.

Infatti, nel cambiamento extradimensionale i nuovi nessi da apprendere erano solo due poichè gli altri due rimanevano inalterati. Di contro, nel cambiamento per inversione dovevano venire apprese nuovamente tutte e quattro le contingenze (ma il principio era lo stesso del caso di partenza).

I RISULTATI dimostrarono che tale previsione era corretta soltanto nel caso degli animali e dei soggetti di età prescolare, ossia di età inferiore ai 6 anni, ma non nel caso dei bambini più grandi o degli adulti. L’Apprendimento e la Memoria non funzionano allo stesso modo in tutte le età → La comprensione che un soggetto ha di un certo materiale influenza la memoria!

L’Apprendimento e la Memoria non funzionano allo stesso modo in tutte le età

→ Il livello di comprensione che un soggetto ha del materiale influenza il modo e la precisione con cui il materiale viene ricordato.

→ Il livello di sviluppo del soggetto  influenza i processi della memorizzazione, ossia le strategie che vengono utilizzate per memorizzare e ricordare il materiale.

 

I Kendler formularono così la “teoria della mediazione”, per la quale alcuni comportamenti manifesti possono essere mediati da risposte (“mediatori interni”) non osservabili.

Il bambino non è più considerato come un passivo accumulatore di conoscenza. Si passa così da un modello comportamentista S-R ad un modello S-O-R (stimolo-organismo-risposta).

I fattori cognitivi considerati sono per esempio i processi attentivi coinvolti nella codifica, i processi mnestici legati alla rappresentazione, memorizzazione e interpretazione o ancora i processi di pianificazione motoria.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

L’uomo dispone di Rappresentazioni interne, che diventano oggetto di MANIPOLAZIONE COGNITIVA. Ci si stacca dall’ambiente, si pensa creativamente.

L’informazione di cui dispone il nostro sistema cognitivo può provenire dall’esterno, oppure dal sistema cognitivo stesso.

Nonostante i limiti dell’approccio comportamentista, è possibile riconoscere l’influenza di alcuni assunti teorici e metodologici propri del comportamentismo all’interno di approcci teorici più recenti. Dal punto di vista metodologico, l’approccio comportamentista ha fornito un importante contributo con l’ideazione e la definizione del paradigma sperimentale del condizionamento, che viene ancora oggi utilizzato per studiare aspetti centrali della cognizione infantile, come le abilità mnestiche o di discriminazione percettiva.

I processi attentivi, i processi mnestici, la durata di un ricordo, possono essere tutti indagati con utilizzando come base per un esperimento il condizionamento operante.

Dal punto di vista teorico, il ruolo cruciale esercitato dall’esperienza e dall’ambiente nel processo di sviluppo trova oggi una forte rivalutazione enll’ambito delle neuroscienze cognitive dello sviluppo da parte dell’approccio neurocostruttivista. Infatti, evidenze empiriche convergono oggi nel dimostrare che la specializzazione funzionale della mente e la localizzazione della risposta neurale sono fortemente influenzate dall’esperienza alla quale il bambino è esposto all’interno dell’ambiente tipico della specie.

Anche il connessionismo, infine, riprende alcuni assunti teorici del comportamentismo, andando a dimostrare che l’esperienza può trasformare non solo il comportamento, ma anche l’organizzazione funzionale del cervello.

Riferimenti:

  • Lo sviluppo della mente umana, Cassia, Valenza, Simion, 2012, Il Mulino

Autore dell'articolo: Matteo Stievano

Dottore in Psicologia, laureato all’Alma Mater di Bologna.